Debranding

Debranding, come funziona la strategia di marketing

Lo si potrebbe confondere con il rebranding, ma attenzione: si tratta di due cose diverse! Il debranding è infatti un tipo di rebranding ben specifico, che consiste nel “decorporatizzare” un brand.

Cosa significa questo nella pratica?

Con un operazione di debranding in genere si rimuove il nome effettivo del brand dal logo e da tutti i canali con cui viene mostrato (come i social media, le insegne pubblicitarie e il sito web), rendendolo in genere più semplice ed essenziale graficamente. Per molti, questo è il futuro del branding.

Uno degli esempi più universalmente noti di questa strategia di marketing è sicuramente Nike, che ha fatto del suo semplicissimo logo ( affiancato al semplicissimo e vago claim “Just do it.”) un simbolo riconosciuto in ogni parte del mondo, senza bisogno di esplicitare a parole di cosa si tratti.

Debranding: il "lato oscuro" del rebranding

Less is more

Il debranding non si fa in un solo modo, ma ha varie sfaccettature.

Comprende anche anche tutte quelle revisioni grafiche che semplificano e rendono più essenziale e “standardizzato” il logo dell’azienda.


Perchè si fa questo? Per rendere i logo più familiare per il grande pubblico, o per modernizzarsi seguendo le tendenze del momento in fatto di font e immagine. La tendenza attuale va verso il minimalismo estremo, come si può vedere in questi esempi.

Branding] MASTERCARD goes Debranding! | by Davide Scialpi — Economist |  Medium

Un settore in cui si ha avuto un debranding diffuso ed eclatante è infatti sicuramente l’alta moda, che negli ultimi anni ha visto i loghi appiattirsi verso un unico, essenziale font senza fronzoli.

Ciò ha scatenato non poche proteste fra gli appassionati, che sostengono – a ragione – che con questo appiattimento estremo si stia perdendo l’unicità e la riconoscibilità storica di questi loghi.

Quando fare un debranding?

Un fattore fondamentale da valutare è la maturità del proprio brand, legata al suo posizionamento, di cui vi avevamo parlato qui. Una mossa audace come questa, richiede infatti che ci siano delle basi solide a sostenerla.

Un marchio è da considerarsi maturo quando rispecchia tre criteri chiave:

  1. Restituisce al consumatore un valore che va oltre ai semplici prodotti, ha una personalità vera e propria
  2. Possiede stabili livelli di conoscibilità, con previsioni di crescita per il futuro
  3. Possiede valori ben radicati nella mente dei consumatori, pur evolvendosi con i tempi

Se non si rispettano questi criteri, con ogni probabilità si andrà incontro a un fallimento, o comunque a gravi ripercussioni in termini di marketing.

Quindi fate attenzione, spesso imitare le mosse dei grandi brand paga, ma questo potrebbe non essere il caso!

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