La libertà di manifestazione del pensiero e Facebook | Piano Social

La libertà di manifestazione del pensiero e Facebook

Facebook è il corollario della libertà di manifestazione del pensiero: tutti possono esprimere liberamente la propria opinione su tutto (e tutti).
Ultimamente, con la questione Covid-19 e vaccini, le persone si sbizzarriscono con commenti e post. Chi è pro e contro i vaccini, chi ha il suo personale complotto e chi “guarda e passa”. Qualcuno si chiede: “la libertà di opinione è proprio necessaria? Sembrerebbe che non ci sia nessuno a controllare le cavolate che scrivono”.

Questa libertà è un diritto individuale e collettivo, la censura è il caso limite

La libertà di espressione e manifestazione del pensiero è una delle libertà più antiche, nonché diritto costituzionale, come la «pietra miliare dell’ordine democratico».

L’ Articolo 21 di oggi nasce come corollario della libertà di religione, con i primissimi scrittori cristiani nel II e III secolo; come libertà di ricerca scientifica con Cartesio e Galileo; la libertà di opinione con i filosofi francesi del 1789.
Per quanto riguarda l’esperienza italiana, con la libertà di manifestazione del pensiero si intende che:

  • Si ha un diritto individuale a testimoniare i propri convincimenti;
  • Si ha un diritto collettivo, nell’interesse del progresso, al libero confronto delle varie opinioni.

Secondo la stessa Corte costituzionale, questa consisterebbe nella libertà di dare e divulgare notizie, opinioni e commenti. Di conseguenza, nella libertà di libertà di manifestazione del pensiero non rientra solo la libertà di opinione, ma anche la libertà di cronaca (Diritto all’informazione).

Più problematica appare, invece, la repressione dei reati di vilipendio. Nel diritto penale italiano, il vilipendio consiste in manifestazioni di disprezzo verbale rivolte a determinati soggetti. La Corte costituzionale ha precisato che questo reato non si presenta con la critica fine a se stessa, ma con l’additare le istituzioni, i simboli o le persone al pubblico disprezzo, inducendo i cittadini a disobbedirvi.

E gli Haters?

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Ci sono i cosiddetti Leoni da tastiera (keyboard warrior in inglese, letteralmente “guerriero da tastiera”): utenti che sembrano ruggire da dietro un desktop che, aggressivi, criticano qualsiasi post. Ma gli utenti più ostici sono i veri e propri haters organizzati, quasi “professionisti” che soprattutto durante la pandemia hanno imboccato una deriva preoccupante, in particolare riguardo il “no vax”.
Ci sono, effettivamente, i mezzi per “isolare” i commenti ed i post “scomodi”; e la domanda che sorge: “è il caso limite?”.

Immaginate se la libertà di manifestazione del pensiero fosse stata negata a persone come artisti, filosofi, politici e scrittori. Il mondo non avrebbe informazioni e le stesse persone, utenti di Facebook, non avrebbero un’idea di un determinato argomento, perché non ci sarebbe confronto. Nemmeno per gli Haters.

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