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Hate speech: cos’è e perché se ne parla tanto

L’hate speech è un discorso d’incitamento all’odio e/o discriminatorio. Nelle ultime settimane se ne è sentito parlare molto nell’ambito social, soprattutto dopo la diffusione di alcuni documenti interni di Facebook. In questo articolo vogliamo approfondire questo discorso.

Hate speech

Hate speech: cos’è?

L’hate speech è un discorso d’odio che comprende elementi comunicativi sia verbali che non verbali. Sono tutti elementi mirati a esprimere e diffondere odio e intolleranza, spesso e volentieri verso gruppi di individui accomunati tra loro da etnia, religione, orientamento sessuale o disabilità. Con la diffusione dei social questo fenomeno ha preso sempre più piede, soprattutto dal momento che è possibile avere profili con falso nome. Questa sorta di copertura data dal nome falso porta molte più persone a scrivere post e commenti discriminatori e razzisti, senza correre quasi alcun rischio a livello giuridico.

A livello giuridico, in particolare nel mondo occidentale, l’incitamento all’odio è un reato ed è sanzionato come tale. Con la protezione data dallo schermo del computer i soggetti che compiono questo tipo di reato possono essere trovati solo nel caso in cui compiano degli errori, per esempio lasciando qualche dato personale disponibile (per esempio mail o numero di telefono), che potrebbero aiutare chi di dovere a rintracciarne l’identità.

Perché se ne sta parlando tanto?

Nelle ultime settimane l’hate speech è tornato ad essere un argomento di tendenza dopo le dichiarazioni di Frances Haugen riguardo a come Facebook si comporta a riguardo. Chi è Frances Haugen? È un’ingegnera informatica 37enne che ha lavorato per Google, Pinterest e Facebook. È stata lei a diffondere tra il 2020 e il 2021 i documenti interni di Facebook e a condividerli con il Wall Street Journal, andando a creare il “Facebook files”.

In questi documenti la Haugen sostiene che Facebook si concentri solo ed esclusivamente sui profitti, tralasciando la salute degli utenti. Come prevedibile, i post e commenti hate speech sono macchine da interazioni e lei sostiene che Facebook non faccia nulla per evitare questa cosa.

È possibile limitare certi contenuti?

Il vero problema è però quel limite che si pone tra hate speech e libertà di parola. Se Facebook dovesse controllare tutti i commenti si affiderebbe a dei bot, di conseguenza potrebbero essere bloccati anche contenuti che contengono parole e frasi che potrebbero essere confuse per incitamento all’odio se decontestualizzate. I computer sono in grado di replicare gli umani e interagire con loro in tutto e per tutto, tranne nel buon senso. Il buon senso è l’unica cosa che serve per contestualizzare delle frasi tra di loro e è impensabile che questo controllo lo facciano dei dipendenti, ne servirebbero troppi e sarebbe uno spreco di tempo. Di conseguenza usare i bot limiterebbe la libertà di espressione degli utenti che sarebbero disincentivati a utilizzare la piattaforma.

Siamo proprio sicuri che bloccare frasi e parole discriminatorie basti per eliminare le critiche relative all’hate speech? Guardate Twitch, la piattaforma più stringente sotto il punto di vista delle parole vietate. Basta una parola fuori posto per essere eliminati definitivamente dalla piattaforma e non poter apparire in altri account o streaming altrui, pena il ban anche per l’altro utente.

Nonostante questi limiti nella scorsa settimana sono stati diramati documenti interni e codice sorgente di Twitch, perché? Sempre per questo motivo, l’hate speech. Chi ha diffuso questi dati sostiene che la piattaforma non si impegni abbastanza contro questo tema.

Hate speech: cosa ne pensiamo

Siamo davvero sicuri quindi che sia un problema l’hate speech sui social? O è solo l’ennesima scusa per lamentarsene? Il vero problema sta negli utenti che popolano i social.

Nella vita non sempre si ha la possibilità di evitare ignoranti che incitano all’odio e alla discriminazione, nei social è lo stesso? La risposta è no. Nei social si è liberi di scegliere con chi interagire e quando interagire, con la possibilità di richiedere un controllo dei post/commenti e di nasconderli dalla home.

Sui social possiamo scegliere sempre, sta a noi farlo.

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